• Come cambia il mondo!

    January 26, 2026
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    Come cambia il mondo, se cambia? Per dire che cambi o stia cambiando dobbiamo avere dei segni visibili, tangibili, udibili, percepibili.

    In che cosa è cambiato il mondo? Ad un primo sguardo, la cosa che salta all’occhio del Nuovo Mondo- quello scoperto, a quanto pare, dal presunto mercante genovese, Cristoforo Colombo- è la diffusione capillare nelle case del ceto medio mondiale di computer, ovvero contatori di compagnia, (il termine computer deriva dal latino com putare, ovvero contare insieme, termine che, nel corso della storia sociale dell’uomo, ha assunto diversi significati, da quello seicentesco di contabile, ragioniere, inteso quale persona fisica, fino a quello ottocentesco e più attuale di calcolatore elettronico od elaboratore elettronico-digitale di dati: già nell’Ottocento per l’attivazione di quelle imponenti macchine calcolatrici si usavano le dita, che premendo dei tasti attivavano e facevano funzionare il sistema di elaborazione e calcolo dei dati, sia contenuti all’interno dell’intelligenza artificiale di quelle macchine, sia immessi dagli operatori/elaboratori di meta-dati per l’ottenimento di nuovi risultati), oltre che di telefoni cellulari, ovvero dispositivi mobili, in grado di ricevere chiamate, rispondere al telefono, scrivere un messaggio digitale, conservare una rubrica ed addirittura contenere delle applicazioni, ovvero delle espansioni rispetto alla sola gestione del telefono, quali sveglie, cambi del colore degli schermi, etc…, che consentano di avere dei piccoli documenti personali tascabili e trasportabili e consultabili ovunque.

    In realtà, la tecnologia attuale è molto più complessa, pur essendo di semplicissimo ed immediato utilizzo, in quanto dispone di appigli tecnici in grado di personalizzare ampliamente l’uso di questi dispositivi. Personal computer e smartphone contengono, oltre a sistemi di calcolo ed elaborazione dei dati e dei meta-dati, ed oltre alle funzioni di rubrica, telefonia e messaggistica digitale, anche dei sistemi operativi di funzionamento, che richiedono regole, licenze scritte, espansioni del sistema madre, applicazioni, e persino aggiornamenti del sistema di funzionamento e di ogni relativa espansione, praticamente un’espansione nell’espansione dell’espansione. I tablet, poi, riassumono sia l’esperienza del cellulare che quella del personal computer.

    La parola d’ordine dei nostri tempi è personale!

    Ogni cosa capiti, oggi, sotto le nostre mani è sicuramente fatta per noi, a nostra misura. Il nostro mondo è quindi fatto per essere fruibile, o meglio, compiacente e di piena soddisfazione per noi umani.

    L’uomo, si sa, è antropocentrico e persino Dio lo rende o lo crede uomo, dotato di vizi e virtù. Gli animali, pure, per l’uomo devono essere assoggettabili alle sue esigenze. La natura tutta deve essere a sua completa disposizione come se vivesse ancora nell’Eden! Eppure l’homo sapiens sapiens si è lasciato alle spalle proprio Dio e l’Eden.

    Dio è il sé stesso che abita il corpo umano, ovvero la natura inanimata che ci anima ed il prodotto macchinoso e contorto dell’elaborazione umana, ovvero l’intelligenza naturale. Anima e mente, fino ad un secolo fa erano concetti disgiunti e persino contrapposti, oggi, invece l’intelligenza naturale, quale fonte del pensiero umano, è considerata essa stessa l’anima, quella materia invisibile che ci muove e ci fa esistere e resistere e controbattere e reagire all’esistenza stessa.

    La modernità non consente la sola esistenza sulla Terra ma impone la reattività, ovvero uno stimolo-risposta ad ogni cosa che il vivere ci impone. Reagire è positivo. Subire, non è tollerabile per le regole del vivere sociale odierno.

    L’Eden, infatti, è un mondo meccanico, telecomandabile e tascabile.

    L’homo sapiens sapiens è differente dai suoi avi proprio per la sua capacità di avere il mondo fra le mani, anzi fra le dita! Le sue capacità sono specificatamente digitali. La digitazione, nuova capacità materiale e strumentale del Sapiens sapiens, a differenza della prensilità è volatile e poco sensuale, nell’accezione di sensus, ovvero, legata ai sensi ed alle sensazioni, ma affidata alle interpretazioni del reale. Già, le abilità umane attuali, non sono altro che traduzioni proprie, anzi personali, della realtà, quindi del mondo esterno: la sintesi fra la capacità di elaborare il reale e tradurlo, e non più trasformarlo, in una nuova elaborazione dotata di sensus, significato logico, razionale e cosciente dell’esperienza, e non del vivere, fatto dal soggetto.

    Tutti noi, nel vivere odierno, non siamo altro che frasi sottoposte all’analisi logica del nostro stesso vivere ed esperire e non più essere.

    Soggetti che fanno esperienza dell’Eden, ovvero un mondo disponibile sia per possibilità naturali: la piena fruibilità di ossigeno, sole, acqua, cibo, in piena sostituzione ma in continuità delle vecchie categorie di aria, fuoco, acqua e terra, sia per possibilità di far funzionare il proprio mondo, e non più il mondo intero; l’uomo non è più costruttore del mondo ma è solo un sintetizzatore in piccolo di una vasta realtà che è il mondo, anzi il globo, la palla che gira nell’Universo, un sistema, quindi a sua volta un cosmo, dove coesistono, sospesi nell’area, una materia invisibile che contiene materia visibile, pianeti, stelle, costellazioni… Un mondo fuori dal mondo!

    Noi uomini non dobbiamo immaginarlo perché l’immaginazione è già a nostra portata di dita, in quanto traduttori sintetici e più o meno razionali e consapevoli del Mondo, che dobbiamo esperire nel nostro piccolo e solo nella nostra piccola porzione: un piccolo mondo nel Mondo!

    Mondi nel Mondo e Mondo tra i mondi. La traduzione sarebbe difficile, se non fosse Globale e globalizzata e soprattutto globalista.

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